LA DIPENDENZA AFFETTIVA

Quando parliamo d’amore, siamo abituati a vederne l’aspetto vitale, positivo; l’amore è per eccellenza sinonimo di  attenzione, nutrimento, vita. E’ il bisogno naturale profondo di ogni essere umano ed è l’elemento fondamentale per uno sviluppo psicofisico sano.

Per tutte queste ragioni facciamo fatica a vedere l’amore in un accezione negativa, a considerarlo una malattia o addirittura una psicopatologia.

Eppure può accadere che l’amore si presenti nella nostra vita in una forma tutt’altro che genuina e sana, alimentando spesso gravi problematiche psicologiche, fisiche e relazionali.

Esiste una forma di dipendenza di cui si fa tanto parlare ultimamente: La dipendenza affettiva o love addiction.

Se negli Stati Uniti da più di 30 anni sono condotte ricerche su questa tematica, in Italia è solo da pochi anni che si sta cominciando ad occuparsene.

E’ una sindrome che sembra avere le caratteristiche di una pandemia, sembra cioè una malattia in via di diffusione ovunque esistono rapporti (amicali, parentali, amorosi o sessuali)..

Essa rientra nella più ampia categoria delle New Addictions (Nuove Dipendenze), ovvero di  tutte quelle forme di dipendenza in cui non è implicato l’intervento di alcuna sostanza chimica (droga, alcol, farmaci, ecc.), ma l’oggetto della dipendenza è una relazione (amicale,parentale, amorosa o sessuale). Tra tutte le dipendenze è quella meno tangibile e ciò rende più difficile riconoscerla e combatterla: la persona infatti, non dipende da una bottiglia o da una droga,ma da una relazione; il dipendente ha un’unica droga, essere l’altra metà di qualcuno.

Possiamo definire la dipendenza affettiva come una forma patologica di amore caratterizzata da una costante assenza di reciprocità.

All’interno di questo tipo di relazione c’è sempre un partner che  riveste il ruolo di donatore d’amore a senso unico, e vede nel legame con l’altro, spesso problematico o sfuggente, l’unica ragione della propria esistenza. Il partner dipendente cioè, ama indipendentemente dall’amore che riceve, ama indipendentemente dal fatto che la sua dedizione sia o meno ricambiata. Dona amore a senso unico e fa dell’altro e della sua relazione con quest’ultimo la sua unica ragione di vita.

Si tratta di un individuo che vuole essere amato ad ogni costo, senza sapere cosa significa amare sé stesso!

Egli in fondo crede di non meritare amore, di non piacere, e per questo motivo teme che prima o poi verrà abbandonato, vive nel terrore di poter perdere la persona amata, eventualità considerata intollerabile e inconciliabile con il prosieguo della propria vita.

Quando sente che il suo amore non è pienamente corrisposto, colpevolizza se stesso, dedicando all’oggetto del suo sentimento ancor più risorse e più devozione dimenticandosi spesso persino dei propri bisogni primari e delle proprie ambizioni,  dimenticandosi di sé.

Giddens sostiene che la dipendenza affettiva abbia gli stessi sintomi di dipendenza della droga:

  • Ebrezza : il soggetto riesce a star bene solo con la presenza del partner;
  • Tolleranza: il soggetto sottrae tempo e spazio a se stesso per dedicarne sempre più al partner;
  • Astinenza: il soggetto sente di esistere solo quando c’è il partner, che viene visto come unica fonte di gratificazione, viverne senza è inimmaginabile. Il tempo e lo spazio dedicati all’altro aumentano sempre più, a scapito di quelli dedicati a sè.
  • Incapacità a controllare il proprio comportamento: la capacità critica e l’esame di realtà vengono spesso offuscati dal rapporto esclusivo e fusionale; nei pochi momenti di lucidità il soggetto si sente sconfitto ma ricade nella dipendenza. Sono processi carichi di sensi di colpa e di rabbia.

Alla base della dipendenza affettiva ci sono senza dubbio  una carenza d’amore e una mancanza di autostima che hanno avuto origine nell’infanzia. E’ probabile che la relazione con i propri genitori sia stata vissuta come  insoddisfacente e inappagante, ed è come se la persona fosse ancora in attesa che questo bisogno d’amore infantile trovi finalmente soddisfazione. Il dipendente è affamato, ha fame d’amore, ha fame di stima.

I primi anni della vita sono fondamentali  per la formazione della stima di sé.

La stima di sé sarà positiva o negativa a seconda dell’esperienza avuta con i propri genitori. I bambini non adeguatamente amati, da adulti non avranno una stima di sé adeguata e si giudicheranno persone non degne d’amore.

Dietro la dipendenza c’è quindi un tentativo, più o meno consapevole, di nutrire l’autostima in modo vicario, attraverso il controllo del partner. Il tentativo di cambiare l’altro “serve” ad alimentare la propria autostima. Il nutrimento dell’autostima deriva quindi dagli sforzi e dai tentativi di cambiare, “guarire”, e/o salvare il partner.

I dipendenti spesso sono stati dei bambini che sono dovuti crescere troppo in fretta e hanno dovuto prendersi cura dei propri genitori, imparando così che l’unico modo per ottenere amore è quello di sacrificarsi per l’altro.

Il dipendente fa dell’altro e del suo amore per l’altro una vera e propria “idolatria”, vede l’amore e il suo rapporto con la persona amata, come la soluzione a tutti i propri problemi. Come l’unica cosa davvero importante!

Ma che fare quando ci si trova in una relazione problematica? Che fare quando ci si trova nel bel mezzo di una dipendenza affettiva?

Si tratta di una modalità distorta di vivere la relazione, che compromette notevolmente la qualità della vita provocando sia sintomi che effetti spiacevoli, e che va quindi affrontata e risolta.

COME?

La dipendenza affettiva non è facile da gestire e potresti avere bisogno dell’aiuto di un esperto, che ti aiuti a riprendere il controllo della tua vita per non ritrovarti a ripetere ancora una volta  lo stesso identico copione,  perché di solito è quello che accade fino a quando non si decide di risolvere il problema, si tende cioè pur cambiando partner, a riproporre  sempre lo stesso modello relazionale disfunzionale.

Un percorso terapeutico ti aiuterà ad:

  • Acquisire maggiore autostima
  • Imparare a volerti bene e a stare bene con te stesso/a
  • Imparare a riconoscere e ad avere rispetto per tuoi  bisogni
  • Imparare a mettere dei chiari confini tra te e l’altro
  • Riprendere il controllo della tua vita

Come diceva Virginia Satir  Ci hanno insegnato a conquistare, competere ed eccellere, ma ci hanno insegnato poco ad amare noi stessi”.

Ma se non possiamo amare noi stessi come possiamo amare gli altri?

Uscire dalla dipendenza si può, ma non possiamo pensare di poter trovare all’esterno quello che ci manca. L’amore e il rispetto vanno ricercati e trovati dentro di noi.

Non potremo mai amare ed essere amati in modo sano, in modo reciproco, se prima non cominciamo da noi, se prima non impariamo noi stessi ad amarci!!

 Dott.ssa Marzia Fanale

Lascia un commento