LA PSICOTERAPIA SISTEMICO – RELAZIONALE

Cos’è la psicoterapia sistemico-relazionale?
Perché sistemica?

Il disagio o il sintomo presentato dalla persona viene letto come problema, non tanto dell’individuo, ma come espressione del malessere di uno dei sistemi di appartenenza.
Le dinamiche disfunzionali possono collocarsi nel sistema famiglia, nel sistema coppia, nell’ambiente lavorativo, nel gruppo amicale, etc.

Perché relazionale?

L’identità di ogni individuo viene considerata come il frutto delle relazioni significative che la persona ha intrattenuto nel corso della sua vita; ragion per cui, un eventuale malessere non viene letto e trattato come una caratteristica individuale, ma come il risultato di esperienze relazionali.
Il fine della terapia è quello di trovare modalità relazionali diverse con i sistemi di appartenenza.

A chi può aiutare la Psicoterapia Sistemico-Relazionale?

L’approccio sistemico-relazionale può rivelarsi utile per tutti coloro che ritengono di avere delle difficoltà di tipo relazionale: familiare, di coppia, genitoriale, lavorativa, amicale, sociale, etc.
Può rivelarsi molto utile al manifestarsi di problematiche evolutive da parte di bambini e/o adolescenti.
Questo tipo di terapia inoltre aiuta a leggere alcuni eventi e situazioni in modo maggiormente tollerabile dal punto di vista emotivo e trovare un altro significato possibile a difficoltà personali e/o familiari.

L’obiettivo della terapia non è la cura dei sintomi / disturbi, per cui è stato richiesto l’intervento, sia a livello infantile o adolescenziale, come nella relazione di coppia, ma anche la loro comprensione all’interno dei processi di sviluppo della famiglia. Così facendo sarà possibile ricercare significati diversi negli eventi nei comportamenti reciproci, sperimentando nuove forme di rapporto.

L’obiettivo, non sono tanto i nuovi contenuti, ma l’apprendimento da parte dei membri della famiglia di una metodologia di lavoro, che permetta  di conciliare l’essere di ciascuno con l’appartenere alla stessa storia evolutiva e di continuare a farlo a casa, fuori dal contesto terapeutico. In questo senso il modello della scuola si rifà anche alla posizione di Minuchin e della sua scuola strutturalista che considera il terapeuta parte integrante del processo terapeutico
Il compito del terapeuta infatti è quello di attivare in concreto le risorse della famiglia stessa. Quello che muta sono i significati attribuiti all’esperienza. La relazione terapeutica ha un ruolo centrale e il terapeuta diviene così una sorta di mediatore intergenerazionale che aiuta la famiglia all’ascolto e al rispetto di linguaggi diversi nel rapporto di coppia e nella relazione genitori – figli , così che ciascuno possa trovare nuove modalità di realizzazione di sé e di condivisione affettiva con gli altri

Il metodo è quindi basato sul fare insieme, dentro e fuori la terapia, un’esperienza che permetta di risvegliare potenzialità  e risorse presenti nella famiglia, nell’esperienza differenziata dei suoi membri, nella sua storia di sviluppo e nel suo reticolo sociale.
Un’applicazione importante di questo modo di procedere si ha nel lavoro istituzionale con bambini e adolescenti problematici, nel trattamento di coppie in crisi o in fase di disgregazione familiare e in tutte quelle situazioni di intervento con  gruppi sociali svantaggiati o marginalizzati.